Fare una dieta alimentare sana e più varia possibile è salutare. Lo ha dimostrato anche un recente intervento, al Salone Internazionale del Gusto da poco concluso a Torino. Spesso, accanto al cibo che ingeriamo, si è spiegato durante la seguitissima conferenza, troviamo del «non-cibo», cioè alimenti ricchi di additivi, conservanti e coloranti, che non aggiungono molto in termini di sapore al cibo, ma sono necessari alla conservazione ed al suo mantenimento nel tempo. Ogni anno, ognuno di noi ne ingerirebbe circa 5 chili, ha spiegato Liberio Ciuffreda, oncologo dell’ospedale Molinette di Torino. Una sana alimentazione invece, il più possibile immune dall’ingestione di coloranti e conservanti, sarebbe il viatico per la prevenzione dei tumori con una riduzione stimata del 30-40% secondo molteplici studi epidemilogici a livello mondiale. Ma la tendenza principale in fatto alimentare starebbe percorrendo ben altre strade. Rispetto a 60 anni fa, quando gli italiani consumavano il 70% di alimenti freschi e il 30% di prodotti conservati a lunga scadenza, oggi le percentuali sono invertite. Il nostro stomaco sarebbe sempre più colmo di additivi e prodotti chimici che compromettono una sana alimentazione e innalzano il rischio di ammalrsi di cancro.
Altra conferma che una cattiva alimentazione possa rovinare la salute fisica dell’uomo ci giunge dalle comunità di migranti che si spostano da un Paese all’altro cambiando quindi il regime alimentare. Ad esempio si è notato che i nigeriani, se restano nel loro Paese di origine hanno un rischio di ammalarsi di cancro al colon 10 volte inferiore a quello degli americani. Se però vanno a vivere negli Usa, mutando così le loro abitudini alimentari, il rischio aumenta notevolmente allineandosi ai dati che riguardano i cittadini del Paese ospitante. Dati allarmanti dunque che confermano l’importanza di mantenere un corretto regime alimentare.